aatami
- Azione, Recensioni

Sisu – L’immortale

sisu l'immortale locandinaTitolo originale: Sisu

Regia e sceneggiatura: Jalmari Helander

Cast: Jorma Tommila, Aksel Hennie, Jack Doolan, Mimosa Willamo

Musiche: Juri Seppä, Tuomas Wäinölä

Produzione: Finlandia, Regno Unito 2022

Genere: Azione

Durata: 91 minuti

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sisu l'immortale  aatami  squadrone nazista

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Mentre le truppe tedesche percorrono la Lapponia facendo terra bruciata, l’ex combattente Aatami (Jorma Tommila) vaga per quelle lande in cerca di oro. Scoperto un piccolo giacimento, ne estrae numerose pepite da depositare nella banca della città più prossima, a 500 miglia di distanza.

Lungo la strada s’imbatte nello squadrone di sterminio nazista condotto dall’Obersturmfuhrer Bruno Helldorf (Aksel Hennie) che, fiutata la ricchezza, tenta di derubare Aatami del prezioso fagotto. Un’idea folle e sciagurata, ai danni di un uomo solitario capace di trasformarsi in una furia impossibile da fermare e molto più letale di qualunque soldato nemico, carro armato e mitragliatrice.

Recensione

Nella lingua finlandese, Sisu significa “forza di volontà” ma anche “perseveranza”, “determinazione”, “caparbietà”. Non poteva esserci allora titolo migliore per il nuovo film di Jalmari Helander, al suo terzo lungometraggio dopo Trasporto eccezionale (2010) e Big Game – Caccia al Presidente (2014) con la star Samuel L. Jackson.

Sisu – L’immortale è un’opera agli antipodi rispetto alle precedenti, totalmente diversa per genere e calibro, segnata da una violenza prorompente che ne accompagna l’essenziale narrazione. Un action movie che incontra la storia lambendo alcune vicende inerenti alla Seconda Guerra Mondiale, giunta fino alle fredde e desolate terre del nord Europa.

Quentin Tarantino, Eli Roth, Robert Rodriguez e Fede Alvarez hanno a lungo tracciato linee di torbido sangue pompandolo nelle vene del pulp e dello splatter, facendo della carne umana una materia da lavorare, disfare, scomporre, liquefare, seviziare, talvolta calcando la mano per ottenere prodotti da cinema senza peli sulla lingua né riserve. Helander ne riprende il livello con truce eleganza visiva e mantenendo fede sia al contesto che alla resa fotografica votata al puro realismo.

Sisu non fa sconti, intreccia e compenetra – nel rapido susseguirsi di specifici capitoli di gusto tarantiniano – molteplici drammi bellici, l’aridità della terra bruciata, la devastazione delle mine che maciullano corpi, la razzia delle donne locali stuprate e sfruttate, l’omicidio incondizionato, il divertimento, la tortura e il sadismo della bestia in divisa.

Si potrebbe aggiungere tanto altro, ma non più di ciò che mostra il fisico nerboruto del protagonista, la cartina tornasole delle brutture, degli squarci e delle ferite divenute cicatrici. E quando mito e leggenda si incontrano, l’anima vichinga riaffiora, immortale non perché non può perire ma semplicemente perché “si rifiuta di morire”. Il vecchio guerriero è un Cerbero che torna dall’inferno, difende il proprio oro sbranando profanatori, ladri e peccatori che hanno la svastica cucita addosso, il simbolo dell’abominio e della viltà.

La Lapponia è qui ritratta con intensa tragicità paesaggistica, respira l’odore delle bombe deflagrate, unta dai residui delle taniche di benzina, lacerata dalle lamiere di mezzi dati alle fiamme, svuotata da ogni risorsa si trovi sulla superficie, defraudata dei suoi abitanti. Tutta la solitudine di cui si fa carico Aatami coincide con la solitudine di un popolo e, parimenti, con la sua eroica reazione cui abbiamo a più riprese assistito in pellicole come Narvik e Unknown soldier.

L’oro si svuota dei suoi meri significati venali in favore di un valore più giustificabile, la speranza di ricominciare a vivere, sognare e costruire. La foga con la quale esso viene difeso e riscattato spiega le evoluzioni di Sisu e lo splendere abbagliante delle pepite in quella dimensione sporca, insudiciata dalla morte, dal fango e dai volti stanchi dei militi.

Epico, granitico e spettacolare, il lavoro di Jalmari Helander è superbo e grandioso, quasi per nulla verboso, abbandonato al suono del piccone che batte, del coltello che trafigge, dei proiettili che fendono l’aria scagliandosi su una sorta di semidio incrollabile. Brutale, sofferente, efficace, inesorabile!

Curiosità

tedeschi sisu

A differenza di tanti film sul genere, i tedeschi vengono anch’essi doppiati e dunque nella versione inglese parlano la lingua di Sua Maestà, cosa piuttosto strana, quasi ironica.

Samuele Pasquino

Classe 1981, mi sono laureato in Lettere presso l'Università degli Studi di Torino. Giornalista dal 2012, ho studiato storia del cinema specializzandomi nell'analisi di pellicole di tutti i generi dalla nascita della Settima Arte a oggi. Tenendo ben presente il concetto di lettura non come intrattenimento bensì come formazione, mi occupo da anni anche di turismo e realizzo reportage di viaggio. Estremamente sensibile alla tematica enogastronomica, tratto la materia con un'attenzione specifica verso la filiera di qualità fra tradizione e innovazione. Per me il giornalismo non è solo una professione, è una missione!
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