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Tenebre

tenebre locandinaTitolo originale: Tenebre

Regia e sceneggiatura: Dario Argento

Cast: Anthony Franciosa, John Saxon, Daria Nicolodi, Giuliano Gemma

Musiche: Massimo Morante

Produzione: Italia 1982

Genere: Thriller

Durata: 110 minuti

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anthony franciosa  john saxon e veronica lario in tenebre  tenebre scena

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Durante il soggiorno dello scrittore Peter Neal (Anthony Franciosa), a Roma per presentare il suo ultimo libro, un maniaco commette atroci delitti ispirandosi proprio al manoscritto. Neal indaga parallelamente al commissario di zona Germani (Giuliano Gemma).

Recensione

Dopo aver momentaneamente sospeso il ciclo delle tre madri, iniziato con Suspiria (1977) e proseguito con Inferno (1980), il maestro italiano del brivido torna al suo primo (e in realtà unico) amore, il thriller, dirigendo una pellicola che somma e riformula i codici pregressi contenuti nei precedenti capolavori.

Argento riversa nell’opera un’ansia sopita troppo a lungo, evidenziando ora un giallo vivo che avviluppa le dinamiche di questo Tenebre, che peraltro si configura come un racconto ricco di pathos ma in contraddizione con il titolo dato, prevedendo moltissime sequenze illuminate e notti che non sembrano tali poiché penetrate da luce dirompente.

Già dalla prima immagine s’intende rievocare un’antica dicotomia, ovvero quella del fuoco iridescente in contrasto con una narrazione fuori campo che getta mistero e inquietudine spargendola come una profezia aggressiva e subdola. Argento mette in scena un assassino traumatizzato da un fatto passato (l’uccisione della seducente Eva Robin’s), episodio che ricorda la visione onirica di Quattro mosche di velluto grigio (1971).

Gli spunti riciclati e rivalutati proseguono con l’osservazione attraverso le vetrate di un delitto (L’uccello dalle piume di cristallo, 1970) e il ricorso allo zoom ravvicinato della pupilla (Il gatto a nove code, 1971). Uso insistito della soggettiva, colonna sonora vivace ed eterogeneità del cast ricollegano lo spettatore al masterpiece Profondo rosso (1975), suggellando la riesplorazione di un intero stile con l’animale aggressivo, in questo caso il dobermann quasi emulo del pastore tedesco di Suspiria.

La nostalgia del regista per il genere a lui più congeniale si esprime con foga, riflessa nella molteplicità e nella particolare truculenza degli omicidi, uno su tutti quello di Jane, interpretata da Veronica Lario. Finale con doppio colpo di scena in grado di soddisfare anche i cultori più esigenti del cineasta.

Curiosità

tenebre

Dario Argento ebbe l’ispirazione di scrivere un film così angosciante dopo essere stato preso di mira da uno stalker.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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