brendan fraser in the whale
- Drammatico, Recensioni

The Whale

the whale posterTitolo originale: The Whale

Regia: Darren Aronofsky

Sceneggiatura: Samuel D. Hunter

Cast: Brendan Fraser, Sadie Sink, Ty Simpkins, Hong Chau

Musiche: Rob Simonsen

Produzione: USA 2022

Genere: Drammatico

Durata: 117 minuti

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Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Charlie (Brendan Fraser), un professore universitario gravemente obeso, vive la propria vita da recluso. Tiene lezioni online a telecamera spenta e il suo unico rapporto è quello con l’amica Liz (Hong Chau), infermiera che lo assiste non potendo egli farsi ricoverare in ospedale per mancanza di assicurazione sanitaria.

A seguito di un grave malore che lascia a Charlie pochi giorni di vita, decide di provare a riconquistare l’affetto della figlia adolescente Ellie (Sadie Sink), abbandonata quando aveva otto anni.

Recensione

Con 3 meritatissime candidature al Premio Oscar, The Whale segna il ritorno di Darren Aronofsky al melodramma psicologico in stile The Wrestler. 15 anni dopo il film vincitore del Leone d’Oro a Venezia, il regista torna a narrare la storia di un uomo che non riesce a evitare l’autodistruzione, e che cerca di recuperare il rapporto con la figlia perduta a causa di un amore tragicamente travolgente.

Dopo aver incassato il pesante flop del controverso Madre!, Aronofsky abbandona il surrealismo orrorifico ma non le tinte fosche che contraddistinguono la sua cinematografia. Il protagonista di The Whale è infatti talmente tragico, anche nel suo ostinato ottimismo rispetto al futuro della figlia, da rendere il film anche più cupo di quel che la trama suggerirebbe.

Si ripresentano molteplici temi ricorrenti nella filmografia dell’autore: l’ossessione morbosa nei confronti di qualcosa, che costituisce una trappola mortale per i personaggi, irrimediabilmente schiavi della propria tragedia, la denuncia di una società che abbandona gli esseri umani a se stessi (in questo caso il riferimento all’orrore del sistema sanitario americano è fin troppo dichiarato per essere ignorato), e quella che, prendendo in prestito il titolo di un romanzo di Paolo Giordano, potremmo chiamare “la solitudine dei numeri primi”.

Pur prendendo le distanze dalla cifra surrealistica propria anche de Il Cigno Nero, Aronofsky tiene invece vivo l’orrore, che in The Whale non ha nulla di sovrannaturale o di onirico, ma attraversa la pellicola fotografando l’alienata quotidianità di un uomo di 250 kg. Non servono effetti speciali o incursioni nei meandri dell’inconscio: in questo film il disgusto è di ferrariana memoria.

Se il personaggio di Charlie provoca per lo più commozione ed empatia, è difficile non provare ribrezzo di fronte ad alcune sequenze. Una delle cifre più chiare dell’autore risiede infatti nella provocazione, nella quale riesce limitandosi a raccontare la tragedia umana, come in questo caso, perché i mostri sono ben più spaventosi quando sono dentro di noi, o in una figlia adolescente, o in un giovane predicatore.

La punta di diamante di The Whale è senza dubbio la mastodontica (letteralmente) recitazione del protagonista. L’interpretazione di Brendan Fraser è enorme come il corpo in cui i panni di Charlie lo hanno intrappolato per un mese. È impossibile non pensare a quanto provante debba essere stato per lui recitare in quelle condizioni, coercizzato in un corpo che non gli appartiene, e riuscire a portare a casa una performance tanto potente.

Alla sensazione di claustrofobia fisica data dal fatto che l’anima del personaggio sia intrappolata in un involucro di carne troppo ingombrante e pesante si aggiunge la claustrofobia dello spazio, l’appartamento di Charlie, troppo piccolo per lui, angusto, isolato e isolante.

Aronofsky  torna a saper commuovere, grazie soprattutto a una squadra di attori che lui dimostra di saper dirigere al meglio. Oltre al già citato Fraser, anche Hong Chau è perla rara. I giovani Sadie Sink (già nota al grande pubblico per l’interpretazione di Max nella serie Stranger Things) e Ty Simpkins sono anch’essi all’altezza di un film interamente ambientato in una stanza con soli cinque interpreti, e nessun fronzolo se non gli attori e gli oggetti di scena. La pellicola è infatti tratta da un testo teatrale, ed è probabilmente questo che contribuisce alla sua dimensione claustrofobica.

C’è un senso di ineluttabilità nella visione di The Whale, un film in cui lo spettatore è consapevole dal primo istante che non c’è speranza, e la scansione dei giorni della settimana sullo schermo provoca un’angoscia a cui è impossibile sfuggire, nonostante lo svolgersi degli eventi distragga dal tempo che passa.

Darren Aronofsky si conferma un autore completo e compiuto, realizzando una delle sue migliori opere.

Curiosità

aronofsky e brendan fraser applausi

Il film è stato proiettato in anteprima al Festival del Cinema di Venezia, dove Darren Aronofsky e Brendan Fraser hanno ricevuto sei minuti di standing ovation, durante i quali l’attore si è commosso fino alle lacrime.

Viola Pacifici

Diplomata attrice, laureata in Scienze della Comunicazione, cinefila da tutta la vita. Sono cresciuta a pane e New Hollywood. Particolarmente attenta, per deformazione, alla recitazione e alla scrittura (il che mi porta a nutrire una certa antipatia nei confronti del doppiaggio), mi interessa il cinema in ogni suo aspetto e, senza la settima arte, la mia vita sarebbe molto più mesta.
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