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Un’ombra sulla verità

un'ombra sulla verità posterTitolo originale: L’homme de la cave

Regia: Philippe Le Guay

Sceneggiatura: Philippe Le Guay, Gilles Taurand, Marc Weitzmann

Cast: François Cluzet, Jérémie Renier, Bérénice Bejo, Victoria Eber

Musiche: Bruno Coulais

Produzione: Francia 2021

Genere: Thriller

Durata: 114 minuti

Trailer

 

un'ombra sulla verità  françois cluzet in Un'ombra sulla verità  helene e simon in un'ombra sulla verità

 

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

Simon (Jérémie Renier) ed Hélène Sandberg (Bérénice Bejo) decidono di vendere la loro cantina a Jacques Fonzic (François Cluzet), commettendo un errore che sconvolgerà la vita della coppia e della figlia adolescente Justine (Victoria Eber). Scoprono, infatti, l’oscuro passato dell’uomo, professore di storia sospeso dall’insegnamento per aver tentato di diffondere presso gli allievi idee negazioniste della Shoah.

Fonzic, affiliato a un’organizzazione belga neonazista, si stabilisce in pianta stabile nella cantina rivendicandone il diritto di proprietà e ingaggiando una lotta dialogica e legale con Simon ed Hélène, i quali vorrebbero mandarlo via. Ogni tentativo risulta inutile… fino all’estrema conseguenza.

Recensione

All’eclettica filmografia di Philippe Le Guay (Il costo della vita, Molière in bicicletta, Florida) mancava un thriller trainato dalla suspense ideologica, o meglio un noir contemporaneo che propendesse per la pressione crescente sui personaggi preferendola al classico gioco d’azione-reazione.

Ne Un’ombra sulla verità, la limpida linearità degli eventi relazionata al presente metropolitano parigino subisce lo scossone dell’imprevisto, incarnato dal misterioso Jacques Fonzic. Il film si pone come una fusione rivisitata di capolavori quali Il maratoneta, La verità negata e L’ultimo metrò, permeato tuttavia dalle costanti influenze del cinema di Hitchcock e contaminato da tracce dell’ultimo Buñuel (autori cardine dell’educazione audiovisiva di Le Guay) e Polanski.

Estrapola da un contesto di assoluta normalità il tema cocente del negazionismo le cui mire intentano cause complottiste all’indirizzo della Shoah derubricandone l’evidente gravità. Al centro della vicenda – tratta da quanto realmente successo a due amici del regista – una coppia ignara, dall’altra un tranquillo cittadino la cui falsa rispettabilità gli permette di “conquistare” un fortino, una cantina dove trasferirsi a vivere per continuare la propria missione mistificatoria.

Quanto può essere destabilizzante la presenza di uno sconosciuto di cui non si sa niente, che si trasforma in una minaccia per le sue convinzioni sociali e le devianze eccezionalmente attrattive per le menti più giovani?

In un crescendo di confronti sempre più diretti e violenti fra le parti, Le Guay mette a nudo i bachi legali capaci di rendere impotenti le vittime e straordinariamente solidi i carnefici. Chi è Fonzic, la vittima o il carnefice? Arduo capirlo se si decide di riflettere sulle parole, frenare la credibilità dell’apparenza indirizzando l’istinto della ragione verso un quadro più ampio in cui, purtroppo, anche internet ha un peso rilevante.

D’altronde la pellicola non vuole essere di facile lettura, offrendo fino all’ultimo il fondamentale beneficio del dubbio, alimentato dagli atteggiamenti, dall’irruenza dei Sandberg ma allo stesso tempo dall’abilità di Fonzic nello strumentalizzare i fatti manipolando le menti più deboli. L’appello alla libertà di pensiero concede al “villain” di François Cluzet la possibilità di contestestare in qualche modo il politically correct.

Un’ombra sulla verità, in questo senso, ricorda opere come L’allievo (Bryan Singer, 1998) e L’onda (Dennis Gansel, 2008) non tanto per lo stile e lo sviluppo quanto per il tema dell’indottrinamento e dell’influenza esercitata da un soggetto su un altro.

A livello inversamente proporzionale, ecco sopraggiungere una strana disfunzionalità concettuale in chi la macchia la vorrebbe rimuovere: Simon ed Héléne entrano in crisi come la borghesia che ne contraddistingue l’identità sociale aggrappata a un nodo storico cruciale. In breve, una lenta deriva raccontata da Le Guay generando un dibattito.

Alla fine, rimaniamo tutti giustamente ancorati alle nostre ferree conoscenze del secolo scorso apprese sui libri di scuola e sui saggi. Lo sterminio, l’antisemitismo sanguinario, le deportazioni e le sofferenze che hanno portato a milioni di morti non si discutono poiché fanno parte della tragica storia dell’umanità… Ma qualcosa di non precisamente identificabile sembra intaccare il drammatico spartito dell’inconfutabile verità. Un’esitazione. Una titubanza. Un’ombra.

Curiosità

simon

Premio del pubblico a France Odeon e Premio Foglia d’oro a Le Guay.

Immagini: © Caroline Bottaro

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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