- Horror, Recensioni

Velvet Buzzsaw

velvet buzzsaw locandinaTitolo originale: Velvet Buzzsaw

Regia e sceneggiatura: Dan Gilroy

Cast: Jake Gyllenhaal, Rene Russo, Toni Collette, Zawe Ashton

Musiche: Marco Beltrami

Produzione: USA 2019

Genere: Horror

Durata:  109 minuti

netflix logo   Trailer

 

rene russo e jake gyllenhaal in velvet buzzsaw  josephina e morf velvet buzzsaw  john malkovich velvet buzzsaw

 

Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Nel bel mezzo di un prolifico ciclo di mostre d’arte tenute nella galleria di Rhodora Haze (Rene Russo), la sua assistente Josephina (Zawe Ashton) scopre per caso numerosi quadri dipinti da Vetril Dease, pittore con un passato di violenze e malattie mentali morto appena prima.

Nonostante l’esplicita volontà dell’autore di far distruggere tutto il prodotto del proprio lavoro, le opere vengono invece esposte diventando il pezzo forte della galleria. L’audace trasgressione si trasforma in un’orrorifica ripercussione su tutti i complici, un crescendo di sofferenza e morte che andrà a sconvolgere i principali addetti ai lavori, da Rhodora stessa alla collega Gretchen (Toni Collette), dall’installatore Bryson a Josephina.

Per mettere la parola fine su quell’interminabile scia di sangue, il critico Morf Vandewalt (Jake Gyllenhaal) scrive una recensione nel tentativo di screditare Dease e impedire così la compravendita dei suoi dipinti.

Recensione

Un horror che sa essere pungente fino a provocare irritazione prima del sollievo. Succede quando situazioni al limite del surreale incontrano personaggi spigolosi e irriverenti, spesso antitetici al reale buongusto, macchiette di facciata che vivono di atteggiamenti e prevaricazioni mutuate dall’ebbrezza del potere.

Velvet Buzzsaw, produzione Netflix di grana grossa, è un noir soprannaturale che affronta l’ambiguo mondo dell’arte senza mezzi termini, sottostando apparentemente ai compromessi dialogici per poi smontarli come solo la satira più feroce sa fare.

In effetti è proprio la satira la componente che più e meglio si avverte via via che scendono in “passerella” i falsi eccentrici della cultura accomodata, galleriste spregiudicate, artisti dalla vuota vena creativa e critici saccenti dal dente perennemente avvelenato. Lo scenario, ricolmo di acidità contemporanea e aridità di sentimento, sembra in un primo momento dare ragione all’anima cattiva del purismo.

Assistiamo alle punzecchiature che si scambiano le due api regine Rhodora e Gretchen, all’opportunismo cinico di Josephina e alla demolizione giudiziale attuata dal temuto Morf su Hoboman il Senzatetto, automa di fattura giapponese che riprende il tema dei clochard, gli invisibili fagocitati dall’indifferenza della società.

Il rifiuto della sensibilità a favore dell’estetica fredda va a rappresentare un rapporto che si consuma non solo fra la persona e l’opera ma altresì fra persona e persona. Per tale motivo nello sporco ricettacolo dell’ipocrisia c’è spazio esclusivamente per il sesso e la solitudine, il disprezzo e l’avidità, con l’amore emarginato cui non viene riservato nemmeno un esile ruolo di gregario.

Dan Gilroy dimostra un focoso desiderio di riscatto dopo il tempo perso a mettere a punto il progetto Superman lives, abortito dalla Warner Bros per l’alto budget. Una rabbia che incanala sull’arte misteriosa del defunto Dease, entità mefitica più umana di tutte le sue vittime e per la quale si finisce per simpatizzare.

Cast di gran classe presieduto da Jake Gyllenhaal, che condivide il peso del protagonista con la rediviva Rene Russo e la rivelazione Zawe Ashton, alla quale viene concesso maggior raggio d’azione rispetto a un John Malkovich tenuto razionalmente in disparte. Eccezion fatta per l’interprete di Nightcrawler e Animali notturni, nessuno brilla, conformandosi piuttosto all’atmosfera algida scaldata dai macabri colori dell’artista violato.

Tensione ascendente, lucide visioni (e allucinazioni) e un’idea chiara del contesto fanno di Velvet Buzzsaw un fiore all’occhiello della nuova era Netflix, accentuando l’importanza di avere un’alternativa alla sala cinematografica ma sempre e comunque al servizio del cinema.

CINEFOCUS

Hoboman il Senzatetto: naufragio e deriva di un superman mancato

Curiosità

scena finale velvet buzzsaw

La scena in cui Piers disegna sulla spiaggia si ispira a un momento realmente vissuto da Dan Gilroy, quando si trovò a riflettere sull’ideazione della storia narrata nella pellicola.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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