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Verso la notte

verso la notte posterTitolo originale: Verso la notte

Regia e sceneggiatura: Vincenzo Lauria

Sceneggiatura: Vincenzo Lauria

Cast: Duné Medros, Alireza Garshasbi, Paola Toscano

Musiche: Giuseppe Bonafine

Produzione: Italia 2020

Genere: Drammatico

Durata: 97 minuti

Trailer e conferenza stampa

 

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Regia: stellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

Maryam (Duné Medros), una ragazza iraniana, sta realizzando un documentario su Anna (Paola Toscano), donna che vive per le strade di Roma, esprimendosi attraverso visioni e presagi, con un’eleganza nei modi che stride con la sua condizione di senzatetto. Nel frattempo Maryam conosce Hesam (Alireza Garshasbi), anche lui iraniano.

Iniziano a lavorare insieme, finendo per innamorarsi. Ma il senso di appartenenza reciproca diventa, dopo non molto tempo, un confine scomodo.

Recensione

Frammenti di un discorso amoroso in stile barthesiano quelli messi in scena da Vincenzo Lauria, brillante regista lucano che sceglie di intitolare Verso la notte il suo primo lungometraggio cinematografico, incentrato sul rapporto tra due persone – un ragazzo e una ragazza iraniani, entrambi con la passione per il cinema – unite da una terza, una donna italiana che per ragioni inizialmente oscure vive per strada e si esprime per “oracoli”.

La ragazza iraniana si chiama Maryam (Duné Medros) e lavora a un documentario in cui racconta le vicende di Anna, la vagabonda che per sopravvivere salva il salvabile dai cassonetti dei rifiuti e lo rivende a Porta Portese.

Hesam (Alireza Garshasbi), che patisce problemi economici e ogni mese a stento riesce a mettere insieme i soldi per pagare l’affitto distribuendo volantini per strada, si appassiona anch’egli immediatamente alla storia di Anna, personaggio in tal senso centrale reso ancora più particolare dal suo modo speciale di esprimersi attraverso premonizioni e visioni destabilizzanti.

Una figura “greca”, come il coro nella drammaturgia classica, volto a fare da specchio al lato oscuro della coscienza dei protagonisti. Verso la notte è l’attuazione di un presagio, un timore che viene sentenziato da Anna a inizio film e ripreso continuamente da varie angolazioni preveggenti nel corso della pellicola.

Tre sono i piani principali attraverso i quali l’opera assume la sua forma compiuta: quello presente che segue l’evolversi della storia d’amore tra Maryam e Hesam; quello ibrido del documentario a cui i due ragazzi lavorano insieme e che quindi è una storia nella storia, ovvero metacinema; infine quello postumo, cioè lo sguardo all’indietro sul tutto, che prende e riprende la visuale di Hesam, perché è lui a raccontare al suo amico Mehran l’innamoramento per Maryam, l’infatuazione che diventa amore, l’amore che porta con sé allo scoperto le fragilità di entrambi, la gelosia che lo corrode e distrugge, fino all’inaggirabile catastrofe finale.

Una macchina viva, a spalla, vicina agli attori che recitano con grande naturalezza per la maggior parte del film, parlando in iraniano tra loro e in italiano col resto del mondo “romano” che li circonda. È quella macchina viva la cifra stilistica delle riprese, sostenute da una fotografia cruda, di contrasti, di luci e ombre marcate, da un montaggio attento a restituire tutte le ansie, da una musica che riesce, con eleganza, a sottolineare le atmosfere e le emozioni vissute e combattute dai due protagonisti.

Verso la notte è un’opera prima, presentata al Taormina Film Fest nel 2020, vincitrice del Premio del Pubblico MYmovies. Lungi dall’essere un film sull’integrazione degli iraniani in Italia, la pellicola di Vincenzo Lauria indaga invece il fenomeno complesso e contorto della gelosia. La sentenza pronunciata da Anna nelle prime scene, a mo’ di oracolo, riguardava il tempo come pietra.

Chi ha una formazione classica penserà subito al povero Sisifo, che impiegava un’eternità a portare un masso in cima a un monte per poi assistere, inerme, al vederlo rotolare inevitabilmente a valle. Chi ha una formazione letteraria non potrà non pensare a Cesare Pavese, che in un passo del suo celebre diario, dato poi alle stampe con lo splendido titolo Il mestiere di vivere, scrisse senza tanti fronzoli:

Quello che temi di più accade sempre”.

È proprio questo il corto circuito che scatta nella mente di Hesam, una gelosia priva di causa ma proprio per questo più devastante, perché scoppia per motivi non concreti (e dunque “gestibili”, perché reali) ma solo immaginati, tutti nella mente del ragazzo. Interessante il dettaglio stilistico per cui alla fine di ogni scena che si svolge a casa di Maryam tra lei e Hesam, si vede sempre lo spioncino della porta d’ingresso, come se al momento di doversi interfacciare con l’altro sopraggiungesse un ostacolo che tuttavia include la doverosità del dialogo.

Toccherà allora a Maryam mostrare a Hesam che l’istinto di dominio maschile, anche solo per il tentativo di controllare il partner, conduce inevitabilmente alla fine di una relazione, anche la più promettente e apparentemente invidiabile.

Una buona prova cinematografica per un regista colto, impegnato a indagare tra le pieghe dell’anima le spie di un disagio di cui spesso è persino difficile prendere coscienza.

Curiosità

verso la notte scenaBarthesiano è anche l’esergo citato in apertura, dai Frammenti di un discorso amoroso del grande intellettuale francese: “Fastidio. Sentimento di moderata gelosia che coglie il soggetto amoroso quando vede che l’interesse dell’essere amato è catturato e distolto da persone, oggetti o azioni che ai suoi occhi agiscono come altrettanti rivali secondari”.

Giulia Longo

Giulia Longo

Sono nata a Napoli, dove sono cresciuta guidata dall'amore per il cinema, l'arte e la filosofia. Mi sono laureata e "addottorata" su Søren Kierkegaard. Borsista presso l'Accademia di Danimarca a Roma. Vivo tra Napoli, Roma e Copenaghen, dove ho seguito corsi di sceneggiatura e recitazione in varie scuole di cinema e ho lavorato come comparsa in film e serie-tv danesi. Collaboro con la Cineteca e l'Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen. Traduco dal danese, francese e inglese. Attualmente lavoro a un progetto sull'influenza di Søren Kierkegaard nel cinema nordico.
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