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Water

water locandinaTitolo originale: Water

Regia e sceneggiatura: Deepa Mehta

Cast: Sarala Kariyawasam, Lisa Ray, John Abraham

Musiche: Mychael Danna, A.R. Rahman

Produzione: Canada, India 2005

Genere: Drammatico

Durata: 110 minuti

Trailer

 

chuiya  kalyani e chuyia  lisa ray e john abraham in water

 

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

India, 1938. La piccola Chuyia (Sarala Kariyawasam), rimasta vedova a 8 anni, viene destinata dalla famiglia a un ashram per espiare le colpe di una vita precedente, principale causa della morte del consorte. Catapultata in una realtà misera, fatta di sacrifici e pene, la bambina trova conforto nell’amicizia con la giovane Kalyani (Lisa Ray), innamorata dell’avvocato idealista Narayan (John Abraham) e decisa a risposarsi contravvenendo alle leggi della propria religione.

Recensione

Una vedova dovrebbe soffrire a lungo fino alla morte, contegnosa e casta. Una moglie virtuosa, che rimane casta quando suo marito è morto, va in Cielo. Una donna infedele rinasce nel ventre di uno sciacallo.” Leggi di Manu, capitolo 5, 156-161.

È con questi duri versi che s’apre il terzo capitolo della trilogia degli elementi realizzata dalla regista Deepa Mehta, cominciata nel 1996 con il lesbismo di Fire e proseguita con il legame d’amicizia di Earth, diretto nel 1998. Water completa un anticonvenzionale ritratto della donna indiana, soggiogata dall’influenza maschile e destinata perennemente al sacrificio.

Tale pena è accentuata dalla condizione della vedovanza, che destina la figura femminile all’emarginazione e all’indigenza, punizione concepita dal credo induista e, più specificamente, dai Testi Sacri di Manu per espiare la sua colpa, vale a dire l’inadeguata condotta della vita precedente, causa della morte del marito.

La Mehta affresca con innata delicatezza e spiccata denuncia un’India devota a una religione tutt’altro che incontestabile, recante dogmi e paradossi incomprensibili al pari di tutte le altre correnti.

Gli squilibri di casta, la rassegnazione femminile, la costrizione e la sottomissione sono posti dalla cineasta quali aspetti drammatici e sancitori al centro di una profonda discussione che lascia largo spazio alla visione più che alla parola, facendo emergere naturali considerazioni e crude constatazioni certamente avverse a un sistema tradizionalista con gli austeri connotati del fondamentalismo.

Il desiderio di rivalsa sociale e di bramosia d’amore spinge l’autrice di questa splendida pellicola a esaltare il vero senso dell’esistenza, dicesi libertà di scelta, intrappolata fra le maglie di arcaiche consuetudini che rappresentano il frutto di un’interpretazione distorta relativa al Sacro Codice.

In bilico fra purezza, fanatismo, sentimento e silenziosa violenza, Water sprigiona lirismo poetico non mancando della giusta sensibilità e del rigore di cui un’opera cinematografica si rende necessaria, affrontando temi difficili con la forza delle immagini e la timidezza di dialoghi soffusi, comunque capaci di colpire al cuore e indurre alla lacrima.

Il film – diretto con la disciplina del cinema europeo e il tocco d’Oriente (gravato da una recitazione tiepida sebbene convincente), coprodotto da Canada e India – è a suo modo spietato ma non privo di speranza, e questa sua vocazione si riflette nella reiterata composizione dell’inquadratura, nella quale la donna è confinata ai margini della stessa ma tendente a volerne occupare il centro, talvolta riuscendoci.

Raramente un’espressione immortalata dalla Settima Arte riesce a cambiare un’imposizione affermata nella vita reale, così il lavoro di Deepa Mehta non fa suo malgrado eccezione, tanto che:

ci sono più di 34 milioni di vedove in India, secondo il censimento del 2001. Molte continuano a vivere in condizioni di degrado sociale, economico e culturale, come sancito 2000 anni fa dai Sacri Testi di Manu.

Curiosità

deepa mehtaIn India Deepa Mehta è stata osteggiata nella produzione di Fire, sicché Water ha necessitato di essere girato in Sri Lanka. Nonostante l’ostilità dei vari gruppi induisti, la regista ha portato a termine l’opera, poi nominata agli Oscar come miglior film straniero.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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