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West Side Story

west side story posterTitolo originale: West Side Story

Regia: Steven Spielberg

Sceneggiatura: Tony Kushner

Cast: Ansel Elgort, Rachel Zegler, Ariana DeBose, David Alvarez

Musiche: Leonard Bernstein

Produzione: USA 2021

Genere: Musical

Durata: 156 minuti

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premio oscar   Miglior attrice non protagonista Ariana DeBose

 

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stellastellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

New York, 1957. Mentre il quartiere in cui abitano viene raso al suolo per la costruzione del Lincoln Center, i Jets – americani di seconda generazione di origine europea – e gli Sharks – immigrati portoricani – se ne contendono il controllo. In questo clima di odio e violenza nasce l’amore tra Tony (Ansel Elgort), ex membro dei Jets appena uscito di prigione per il pestaggio di un immigrato, e Maria (Rachel Zegler), sorella di Bernardo (David Alvarez), capo degli Sharks.

Decisi a porre fine alla guerra tra le due gang, combatteranno in nome del loro amore e della pace nel quartiere. Ma il destino ha altri piani in serbo per loro.

Recensione

Non è facile confrontarsi con un classico della cinematografia mondiale considerato uno dei migliori film della storia di Hollywood. Ma Steven Spielberg, che meditava di girare una nuova versione del mitico musical ispirato a Romeo e Giulietta dal 2017, non si tira indietro di fronte a una sfida e sforna un prodotto sotto numerosi aspetti superiore a quello che Robert Wise e Jerome Robbins realizzarono nel 1961.

Bisogna fare una premessa: West Side Story di Steven Spielberg non è un remake del film di 40 anni fa, bensì una trasposizione della stessa opera teatrale, il musical di Arthur Laurents, Stephen Sondheim e Leonard Bernstein, a sua volta tratto dal dramma più popolare di William Shakespeare.

In questa nuova versione cinematografica, l’ombra del Bardo è ben più lunga di quanto non fosse nella precedente. Le scelte operate da Spielberg nel posizionamento di alcune arie contribuiscono alla caratterizzazione dei personaggi, in particolare quello di Tony, in un’ottica maggiormente shakespeariana.

Affidare a lui l’esecuzione di Cool è un esempio in tal senso. Se nel musical del ‘57 e nel film del ‘61 il brano è interpretato dal leader dei Jets (Riff nella versione originale, Ice in quella cinematografica, in cui la canzone è posta dopo la morte di Riff e Bernardo), la scelta di far pronunciare a Tony le parole “Boy, boy, crazy boy, keep cool boy” all’indirizzo di Riff è un riferimento al rapporto tra Romeo e Mercuzio che non può passare inosservato.

Ribaltando completamente il senso del testo, conferisce a quello che è forse il brano musicalmente più interessante del musical una potenza ancora maggiore.

Un altro grande merito di Spielberg è quello di aver “svecchiatoWest Side Story. Non solo per l’introduzione di elementi contemporanei, ad esempio di un personaggio transgender (affidandone l’interpretazione all’attore non binario Iris Menas), ma anche perché, a differenza del film del 1961, gli Sharks sono veramente portoricani e parlano spagnolo in un gran numero di scene, per altro non sottotitolate, come a voler sottolineare la loro difficoltà di integrazione in una società cui, sulla carta, appartengono di diritto (Portorico è un protettorato statunitense dal 1898).

L’ambivalenza della situazione dei portoricani negli USA è perfettamente incarnata in quella che è probabilmente la sola scena in cui lo spettatore può davvero prendere un bel respiro (perché, per cinque minuti, può dimenticare che il tragico destino di Maria e Tony incombe), e che è una delle più celebri battaglie tra i sessi della storia del cinema: quella in cui le progressiste, filoamericane donne portoricane sfidano i loro conservatori e nostalgici uomini sulle note di America.

Non c’è, infatti, solo la questione del razzismo: esiste una diatriba femminile che Spielberg mette sotto i riflettori per l’intera durata del film. Se Anita (Ariana DeBose, intensa e credibile abbastanza da reggere il pesante confronto con Rita Moreno, che vinse l’Oscar per l’interpretazione del personaggio) incarna in tutto e per tutto un modello di donna nuova nella comunità portoricana della New York del ‘57, Maria non è da meno ed è, in tal senso, decisamente più prossima alla Giulietta shakespeariana.

Una giovane donna forte, ribelle, consapevole del fatto che la strada che attende Tony e lei sarà in salita, ma col coraggio di volerla affrontare, anche a costo di andare contro la sua famiglia, di lasciarla per sempre. I personaggi femminili di questa versione sono delle leonesse che non consentono a nessuno di dire loro cosa devono fare.

Tra queste due donne si muove Bernardo, che nell’opera di Spielberg è in tutto e per tutto sovrapponibile allo shakespeariano Tebaldo, e, come lui, è irragionevole e un po’ ottuso quando si parla della sua famiglia, ma anche inflessibile nell’odio nutrito nei confronti dei Jets, il cui leader è la sua nemesi.

Riff è irriverente come il Mercuzio shakespeariano, e la scelta di Mike Feist sembra ben poco casuale, considerato quanto l’attore e cantante statunitense (ottimo qui anche nella veste di ballerino) ricordi il britannico John McEnery nel Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli.

Se alcune modifiche sono state apportate nella scelta di affidare l’esecuzione di alcuni brani a personaggi diversi da quelli per cui erano stati scritti, la colonna sonora di West Side Story è un capolavoro ed è talmente parte del DNA non solo di qualsiasi spettatore, ma anche di chi ascolta musica da non aver bisogno di presentazioni.

L’aspetto su cui vale però la pena soffermarsi è la perfezione del casting. Se le doti vocali di Rachel Zegler sono tali da giustificare abbondantemente la candidatura ai Golden Globes (il film, nominato in quattro categorie, è al terzo posto per numero di candidature), lo è anche la sua recitazione.

Estremamente credibile nel ruolo di Maria in questa versione in cui i personaggi sono decisamente più tridimensionali rispetto alla precedente, convince la sua fierezza ma anche la luce nei suoi occhi quando parla e quando guarda Tony, interpretato da un altrettanto convincente Ansel Elgort.

Se la splendida fotografia di Janusz Kaminski è tra gli aspetti che maggiormente colpiscono fin dalla prima scena, è per la magistrale opera di conciliazione tra la perfezione tecnica, le strizzatine d’occhio al film del 1961 e la maestria con cui, complici le coreografie, riesce a trascinare lo spettatore in una dimensione non poi così lontana dal teatro, da cui il testo proviene e a cui, nel bene o nel male, appartiene.

L’arduo ruolo del coreografo in un’opera che si muove in un equilibrio simbiotico tra cinema e teatro è stato affidato a Justin Peck. Il ballerino e coreografo statunitense, a soli 34 anni, restituisce dei momenti di danza che al cinema non si vedevano da anni, ponendo la ciliegina su una torta che Steven Spielberg meditava di infornare da quattro anni, e di cui il genere del musical – ed il cinema in generale – non può che essergli grato.

Curiosità

west side story maria

 

Sebbene avesse interpretato il personaggio di Maria in numerose versioni teatrali di West Side Story, questa è stata la prima volta sul grande schermo di Rachel Zegler, che Steven Spielberg ha definito “la più grande Maria che io abbia mai visto”.

Viola Pacifici

Viola Pacifici

Diplomata attrice, laureata in Scienze della Comunicazione, cinefila da tutta la vita. Sono cresciuta a pane e New Hollywood. Particolarmente attenta, per deformazione, alla recitazione e alla scrittura (il che mi porta a nutrire una certa antipatia nei confronti del doppiaggio), mi interessa il cinema in ogni suo aspetto e, senza la settima arte, la mia vita sarebbe molto più mesta.
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2 thoughts on “West Side Story

  1. Non si parla mai del merito dei doppiatori che tantissimo possono contribuire alla perfetta riuscita ed al successo degli attori e del film.
    Domanda: esistono le candidature ai vari premi anche internazionali per i doppiatori ?

    1. Buonasera,
      ci trova assolutamente d’accordo sul sacrosanto merito da attribuire ai doppiatori, in special modo quelli italiani che hanno alle spalle una tradizione veramente importante, basti pensare a nomi di incontestabile rilievo come Lydia Simoneschi, Nando Gazzolo, Ferruccio Amendola e naturalmente Luca Ward, sebbene se ne possano citare a centinaia.
      Venendo ai premi, Le posso menzionare il Gran Premio Internazionale del Doppiaggio e il Festival Internazionale del Doppiaggio “Voci nell’ombra”, sicuramente i più conosciuti e di risonanza oltre confine.

      Grazie per averci scritto e restiamo a disposizione per altri futuri quesiti.
      Un cordiale saluto.

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