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Visita al Castello di Monastero Bormida con uno stuntman del cinema

Non più di 800 abitanti popolano il piccolo borgo di Monastero Bormida, una realtà dell’alveo astigiano che respira l’aria fresca di un ameno angolo di Piemonte, punto di congiunzione fra l’alessandrino e il cuneese, vale a dire le meravigliose Langhe. Qui la storia ha scolpito con evidente enfasi una sua vibrante vestigia, l’imponente ma elegantissimo castello medievale sorto sul sito originario del complesso abbaziale il cui ricordo si lega strettamente al nome dato al comune.

Ordinato e tranquillo senza soluzione di continuità, il paese ha incastonato il proprio pulsante cuore fra le mura fiere del maniero. Il suo naturale prolungamento – semplicemente monumentale – si traduce visivamente e fisicamente nella torre che lo fiancheggia collegandosi per mezzo di un sottile arco.

Dal monastero al castello

Alta 27 metri, la torre era il campanile (in stile lombardo) del vecchio monastero eretto per volontà dei monaci benedettini di Fruttuaria (denominati Fruttuariensi e provenienti da San Benigno Canavese) nel 1050 d.C.,

La trasformazione da struttura religiosa a roccaforte monolitica quadrangolare ebbe inizio in prima fase durante il XV secolo grazie ai Marchesi Antonio e Galeotto Del Carretto.

Al riassetto difensivo seguirono nei secoli altri interventi di ristrutturazione e implementazione, tale per cui oggi il tempo ci ha restituito un fortilizio dalla facciata seicentesca e dalla retrostante loggia costruita nel ‘500. Presenti dunque elementi sia rinascimentali che barocchi, tanto discreti da non inficiare i fondamentali caratteri architettonici trecenteschi.

La cessione della proprietà dai Del Carretto ai Della Rovere avvenne a metà ‘800, successivamente sopravvennero i Polleri di Genova, ultima famiglia proprietaria prima della vendita al Comune che ne ha fatto la sua sede municipale. L’entrata del castello affaccia sulla piazzetta centrale del borgo e consta di un antico portone d’ingresso compreso nella cinta muraria.

Percorso di visita: un’esperienza immersiva

A guidare i turisti in visita, i rievocatori in costume del gruppo Custodes Viarum: non dei meri figuranti che recitano una parte bensì dei veri appassionati di storia e cultura medievale.

Alcuni di loro vantano anni di esperienza come Walter Siccardi, attore, maestro d’armi e stuntman di lungo corso che ha lavorato sui set di grandi produzioni cinematografiche quali I cavalieri che fecero l’impresa (Pupi Avati, 2001), King Arthur (Antoine Fuqua, 2004) e Robin Hood (Ridley Scott, 2010).

E proprio con Walter ci si inoltra dapprima in un viaggio lungo il percorso perimetrale del castello osservando le torri angolari e i bastioni d’appoggio, passando per via Cesare Battisti, l’antico vicolo El Dròc posto in discesa costeggiante il muro a scarpa.

Dalla stradina si arriva al poderoso Ponte Romanico – a schiena d’asino e a quattro campate – che in tempi non sospetti risultava essere l’unico transitabile tutto l’anno per superare il fiume Bormida. Anch’esso è merito dei saggi quanto lungimiranti monaci benedettini.

Ritornando al castello, si passa dal lato alberato imbattendosi nel paiolo d’acciaio utilizzato per l’annuale Sagra del Polentonissimo, che nel marzo 2002 segnò un record ancora imbattuto e presente nel Guinness dei Primati: furono cotti e serviti ben 21 quintali di polenta prodotta in loco con l’antica varietà di mais “8 file”. Nel 2025 si è svolta la 448a edizione di questa festa molto sentita, contraddistinta da calore umano, divertimento e intrattenimento.

Finalmente raggiunto l’ingresso, si accede al cortile interno e al suo pozzo, preliminari ai piani nobili, alle stanze pavimentate a mosaico con soffitti a vela e a crociera. Si scende alle cantine per poi salire alle camere espositive, dove le fanno da padrone le caratteristiche armature medievali, spadoni e altri oggetti bellici, monili e decorazioni castellari. I camminamenti riportano all’entrata. Un’esperienza di visita immersiva e stimolante.

Tutte le informazioni e le modalità di prenotazione su Castelliaperti.it.

Samuele Pasquino

Classe 1981, mi sono laureato in Lettere presso l'Università degli Studi di Torino. Giornalista dal 2012, ho studiato storia del cinema specializzandomi nell'analisi di pellicole di tutti i generi dalla nascita della Settima Arte a oggi. Tenendo ben presente il concetto di lettura non come intrattenimento bensì come formazione, mi occupo da anni anche di turismo e realizzo reportage di viaggio. Estremamente sensibile alla tematica enogastronomica, tratto la materia con un'attenzione specifica verso la filiera di qualità fra tradizione e innovazione. Per me il giornalismo non è solo una professione, è una missione!
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